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Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati [63]
All'inizio del 2012, dopo le discusse decisioni della SIAE sul proprio patrimonio immobiliare e sul Fondo Pensioni, la Commissione Cultura della Camera ha varato una indagine conoscitiva ascoltando protagonisti e testimoni delle vicende.

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Siae: Lehman Brothers e altre operazioni
Siae: Lehman Brothers e altre operazioni
L'ottimo lavoro di approfondimento della Commissione Cultura: le domande dell'On. Scalera

Non e' un caso ovviamente che l'attenzione della Commissione Cultura della Camera abbia acceso i riflettori sull'investimento in titoli Lehman Brothers (€40 milioni!) effettuato dalla Siae e in buona misura perso (al momento, anzi, non sembra che abbia ancora materialmente ripreso un centesimo).
La "pista" battuta dai Parlamentari e' che ci possano essere state enormi criticita' gestionali senza le quali la Siae non verserebbe nelle acque in cui naviga.
Analogamente le domande circostanziate sulla costituzione dei Fondi Aida e Norma tese a comprendere l'utilita' di tali operazioni vanno certamente nella stessa direzione. 
Si ricordera' che l'Osservatorio ha piu' volte ricordato (si veda la rubrica "le domande che attendono risposta") che al momento non c'e' modo di capire a cosa diavolo sia servito in particolare il conferimento degli immobili della Siae nel Fondo Norma, cosa che comportera' enormi costi certi e pochi ricavi incerti, con un'operazione fatta a cavallo di Natale e Capodanno senza gara.  Si spera che Rondi, Scordino, Stella Richtner e Blandini a un certo punto sentano il bisogno di spiegare con quattro conti della serva ai centomila iscritti della Siae perche' hanno sentito il bisogno di bruciarsi le feste natalizie per andare dal Notaio e spostare la proprieta' dell'immobile della Direzione generale dalla Siae ad un Fondo detenuto dalla Siae: se e' la stessa cosa a che e' servito?

Tornando a Lehman Brothers, si ricorda che il Ministro Melandri commissario' la Siae con Masi per alcuni anni a causa di un disavanzo "previsto" nel bilancio 1999 di poco piu' di 27 milioni di euro, la violenta operazione del taglio del Fondo di Solidarieta' a favore degli autori Siae ha comportato in confronto un risparmio irrisorio e il buco della presunta perdita (tutta da verificare) sul Fondo Pensioni  sarebbe ampiamente tappabile con i ‚Ǩ40 milioni dei titoli Lehman Brothers che tutti si affrettano ad imputare al destino cinico e baro.

Ecco la domanda rivolta all'ex DG Caridi dall'On. Scalera:
"Risulta che lei faceva parte, insieme a due consiglieri di amministrazione dell'epoca, della sottocommissione che istrui' la selezione degli investimenti in titoli da parte della Siae per una  cifra direi molto significativa, per certi versi enorme,  ‚Ǩ260 milioni tra cui, come e' noto, l'acquisto di titoli Lehman Brothers per ‚Ǩ 40 milioni, che come i colleghi sanno sono stati tutti persi insieme al tracollo della Banca americana. La procedura seguita per scegliere gli istituti in cui investire, stando ai documenti, era l'"indagine di mercato". Questa procedura era disciplinata in Siae dalla Delibera n.33 del precedente Commissario Straordinario.  Mi permetto di chiederle:
Potrebbe asserire che le modalita' di "indagine di mercato" puntualmente stabilite in quella Delibera furono rispettate? Le chiedo conferma di una questione che appare oggettivamente incerta e definirei per molti versi incredibile: e' vero che la Delibera definitiva del CdA della Siae  aveva fissato in ‚Ǩ20 milioni l'investimento in Lehman Brothers? Come mai poi -senza alcuna delibera successiva si e' pervenuti ad un "raddoppio" di questa cifra- e la Siae si ritrovo' in pancia ben ‚Ǩ40 milioni di titoli tossici Lehman Brothers".
  

Ed ecco la risposta dell'ex Dg Caridi
"Non avendo accesso agli atti, peraltro certamente presenti in SIAE, spero di non incorrere in inesattezze nel ricostruire la vicenda. 
In relazione alla particolare importanza della gestione finanziaria per la Siae, il cui risultato economico era (ed e') fortemente influenzato dal rendimento degli investimenti delle risorse finanziarie a disposizione/ il Consiglio di Amministrazione dell'epoca (ottobre 2003) delego' due Consiglieri {Afeltra e Cugia)a verificare con gli Uffici competenti, rientranti nell'ambito della Divisione Gestione delle Risorse Strumentali ed Operative di cui ero allora direttore, le opportunita' di investire parte delle disponibilita' finanziarie dell‚ÄôEnte (quella non interessata dalle movimentazioni operative quali pagamenti di diritti agli associati/ pagamenti verso fornitori ecc.) in soluzioni piu' remunerative del semplice deposito in conto corrente. 

D'intesa con i due Consiglieri Delegati, venne avviata una indagine di mercato con una procedura competitiva, di fatto ad evidenza pubblica, che prevedeva un invito ad offrire rivolto, se ben ricordo, a quindici tra i maggiori Istituti di credito e Banche d'investimento operanti sul mercato} tra cui Unicredit, Banca lntesa, Monte dei Paschi di Siena, Banca di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Banca popolare di Novara, Mediobanca, Credit Suisse, Lehman Brothers ed altri. 

Preciso che tale procedura per la ricerca di prodotti finanziari, peraltro non richiesta dalla normativa in materia di appalti pubblici di servizi che dichiarava anzi espressamente non applicabile la relativa disciplina ai contratti per servizi finanziari relativi all'emissione, all‚Äôacquisto, alla vendita e al trasferimento di titoli o altri strumenti finanziari, fu invece adottata per garantire il massimo di trasparenza e concorrenzialita'. 
La delibera n.33/2003 del Commissario Masi, richiamata durante l'audizione, disciplinava altra materia e cioe' la scelta del contraente nella fornitura di beni e servizi da parte del Servizio Approvvigionamenti, specificamente citato nella delibera, e non l'attivita' del Servizio Finanza.
Come e' agevole verificare dalle disposizioni della delibera univocamente destinate a regolare i rapporti con le "ditte" fornitrici (deposito cauzionale, collaudo, prezzi anomali, esecuzione in danno, IVA ecc.). 
Va rilevato che la procedura seguita per selezionare gli investimenti finanziari, pur non resa obbligatoria da alcuna disposizione, non si discostava nella sostanza e nelle finalita' da quella delineata dalla delibera commissariale n.33 ,disciplinante come gia' detto altra fattispecie. 
Comunque, durante il periodo del commissariamento gli investimenti finanziari effettuati erano stati disposti sempre in maniera diretta. 
Osservo, infine, che una volta concluso il commissariamento qualsiasi delibera commissariale poteva essere legittimamente disattesa, modificata o soppressa dal rinnovato Consiglio di Amministrazione in carica, che nella circostanza tra l'altro approvo' incondizionatamente la procedura seguita sotto la stretta direzione di due Consiglieri Delegati. 
Fu dunque predisposta ed inviata agli istituti di credito e di investimento una lettera con l'"invito ad offrire" entro un determinato termine, che recava le condizioni da rispettare nella formulazione della proposta da parte degli operatori creditizi e finanziari. 
Le condizioni erano le seguenti, salvo altro che non sono in grado di ricordare: 
-impegno a restituire l'intero capitale sottoscritto alla scadenza dell'investimento, con garanzia, quindi, per la SIAE di rientrare comunque in possesso delle somme investite; 
-rendimento minimo annuale garantito; 
-ulteriore rendimento aggiuntivo ancorato all'andamento di indici parametrici (panieri di titoli, inflazione ecc); 
-elevato" rating" dell'Istituto emittente il titolo, che doveva essere non inferiore ad "A" secondo la classificazione delle principali agenzie internazionali di "rating"; 
-durata dell‚Äôinvestimento a breve/medio termine (3-5anni) o a lungo termine (10 anni). 
Tutte le proposte pervenute furono esaminate dai Consiglieri Delegati, dal sottoscritto e dagli uffici, vennero suddivise per proponente, durata, rendimenti, affidabilita' dell'emittente, indici parametrici. All'esito di un esame comparativo delle proposte fu predisposta una relazione per il Consiglio di Amministrazione da parte dei due Consiglieri Delegati e del sottoscritto con la quale si formulavano proposte di investimento sulla scorta dei prodotti selezionati tra quelli offerti dagli istituti partecipanti alla procedura competitiva. 

Il consiglio di amministrazione, in una seduta del dicembre 2003, dopo aver valutato le varie ipotesi di investimento, approvo' la procedura seguita e le proposte formulate ma nel contempo con apposita delibera diede mandato agli Uffici, sotto la direzione dei Consiglieri Delegati, di' negoziare eventuali condizioni migliorative degli investimenti prescelti anche con diversa distribuzione degli importi indicati. autorizzando a sottoscrivere la necessaria documentazione e soprattutto dando fin d'allora per rato e valido il loro operato. 

Conformemente a quanto deliberato dal Consiglio vennero effettuati gli investimenti approvati, procedendo per la Lehman Brothers a concentrare in unico titolo, ritenuto piu' redditizio, l'importo di 40,000.000 che era originariamente suddiviso in due importi da 20 milioni ciascuno riferito ai due diversi titoli selezionati ed approvati dal Consiglio ma sempre emessi dalla stessa Lehman Brothers 

Non vi e' stata pertanto alcuna "criticita'" ne' alcuna difformita' rispetto a quanto deliberato dal Consiglio. 

Nella relazione approvata dal Consiglio, l'importo destinato a prodotti della Lehman Brothers era di 40.000.000 suddiviso in due differenti titoli da 20.000.000 ciascuno, emessi sempre dalla stessa Lehman Brothers. La somma complessiva dei due investimenti sottoposti all'approvazione del Consiglio venne concentrata ) in attuazione del mandato consiliare, in un'unica nota obbligazionaria di 40.000,000 prescelta tra le due della Lehman Brothers sottoposte all'approvazione del Consiglio, perche' valutata piu' redditizia rispetto all'altra, pure della lehman Brothers, essendo il prodotto indicizzato all'inflazione e con garanzia di un andamento cedolare piu' conveniente per la SIAE. 

Di tutti gli investimenti venne data adeguata informativa agli organi sociali e la specifica elencazione degli stessi fu riportata negli Allegati I‚Äôimmobilizzazioni Finanziarie" ai bilanci SIAE dal 2004 in poi, resi pubblici e regolarmente approvati anche dagli organi statali di vigilanza. 

In particolare riguardo al titolo Lehman Brothers, si trattava di un prodotto a capitale garantito, dal rendimento di tutto rispetto e con elevato rating dell'emittente (superiore ad "Ali), che contribui' in maniera rilevante all'incremento dei proventi finanziari della SIAE dall'esercizio 2004 in poi, generando proventi per oltre ‚Ǩ 7 MILIONI, di cui si sono avvantaggiati gli associati che hanno visto ridotte le loro provvigioni per tre anni consecutivi. 
Pe quanto concerne la definizione di titolo "tossico" riferita all'investimento Lehman nel corso dell'audizione, faccio presente che il titolo non era un investimento a rischio, ne' un prodotto di "finanza creativa" del genere di quelli (cosiddetti derivati") che causarono gravi perdite a numerosi enti pubblici e ai piu' grandi Comuni italiani! ne' tantomeno un derivato connesso alla cartolarizzazione dei mutui secondari (sub-prime) travolti dall'esplosione della bolla speculativa immobiliare americana, ma come detto era un investimento a capitale garantito, rendimento assicurato e con alta affidabilita' dell'emittente. 
Il titolo con le suddette caratteristiche ,pertanto, non e' nato" tossico" (nel senso di prodotto confezionato con ingredienti finanziari a rischio elevato) ne' lo e' mai diventato neanche nel momento in cui si affaccio' la crisi finanziaria dell‚Äôestate del 2008. 
Del resto titoli della Lehman Brothers, per miliardi di euro, erano detenuti per importi notevolmente superiori a quello Siae da una miri ade di operatori professionali altamente qualificati come Banche, Assicurazioni, Gruppi industriali e notoriamente da Istituzioni pubbliche ( molte quelle italiane) che mantennero i loro investimenti in detti titoli nonostante l'approssimarsi della bufera finanziaria. 
L'evento che travolse la Banca nel settembre 2008 fu ,infatti un fatto assolutamente imprevisto e imprevedibile perche' nessuna particolare indicazione negativa era emersa a carico di Lehman Brothers nei mesi precedenti il collasso durante i quali si era profilata la crisi finanziaria. 
Anzi, fino al giorno precedente il default, la valutazione dell'emittente Lehman era "Ali da parte di Standard & Poors, A2 da parte di Moodls, A+ da parte di Fitch cioe' un rating di ottima affidabilita' da parte delle principali agenzie di rating. 
In ogni caso non era ipotizzabile, anche alla luce dell'unanime opinione degli esperti e dei maggiori investitori internazionali, il crollo del colosso bancario americano. E cio' soprattutto in un contesto che vedeva le autorita' USA intervenire per salvare tutti gli istituti di credito, di investimenti finanziari e compagnie assicurative nazionali sull'orlo della bancarotta (per citarne solo alcuni: Bear Stearns, Freddie Mac, Fannie Mae, Merrill Lynch, Morgan Stanley, AIG ecc. 
Lehman Brothers fu l'unico caso in cui la logica del "too big to fail", troppo grande e importante per lasciarla fallire, non venne rispettata dal governo americano, causando uno shock sistemico che destabilizzo' il mercato finanziario mondiale privo di un sistema sovranazionale di controllo. 
Il Consiglio di amministrazione della SIAE fu immediatamente informato dell'evento e la questione fu ampiamente discussa in seno al Consiglio ed al Collegio dei Revisori e successivamente anche in Assemblea. 
Gli organi gestionali dell'Ente presero atto che, in considerazione dell'assoluta straordinarieta' dell'evento e della sua estensione a livello planetario, le conseguenze negative non potevano essere riconducibili a responsabilita' gestionali individuali o collettive. 
Il collegio dei revisori sottolineo' l'assoluta imprevedibilita' dell'evento e la circostanza che non potesse ravvisarsi alcuna responsabilita' riguardo ad un investimento caratterizzato al momento della sua sottoscrizione da un basso grado di rischio e da un rendimento apprezzabile. 
Va rilevato che la vicenda non ebbe alcun effetto sulla tempestiva e corretta ripartizione dei diritti d'autore agli associati, che furono sempre puntualmente erogati agli interessati, potendo la Siae contare su consistenti riserve patrimoniali in grado di assorbire abbondantemente la perdita. 
A tale proposito preciso che, a differenza di quanto ho sentito affermare nel corso dell’audizione, non e' vero che vennero" persi" tutti i 40.000,000 investiti dato che la cifra esatta della svalutazione (quantificata con criteri oltremodo rigorosi) fu di Euro 35,2 milioni, con una riduzione molto prudenziale del valore del titolo in bilancio a Euro 4,8 milioni.
Infatti il titolo e' successivamente risultato negoziabile ed ha subito una rivalutazione tale che se dovesse essere venduto consentirebbe una sopravvenienza di almeno 9-10 milioni: uno straordinario regalo per il bilancio attuale della SIAE che si avvantaggerebbe oggi di una posta straordinaria legata al recupero di una parte della (rigorosa) svalutazione operata precedentemente nel bilancio 2008!  Ritengo che la Commissione possa accertare agevolmente tale circostanza richiedendo alla SIAE informazioni sul punto. "

Fin qui la risposta dell'ex DG Caridi che per i fatti raccontati merita un approfondimento tecnico che l'Osservatorio a breve si riserva di fare.


Category: Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati | Added by: ossiae (21-Jun-2012) | Date: 20 giugno 2012
Views: 691 | Tags: Siae, Caridi lehman Brothers, Scalera

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