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Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati [63]
All'inizio del 2012, dopo le discusse decisioni della SIAE sul proprio patrimonio immobiliare e sul Fondo Pensioni, la Commissione Cultura della Camera ha varato una indagine conoscitiva ascoltando protagonisti e testimoni delle vicende.

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Perchè la Siae non ha fatto una gara europea per la scelta dei gestori dei Fondi Aida e Norma e dell'Assicurazione per il Fondo Pensioni?
On. Pippo GianniIn queste ore un'altra manciata di fango si è abbattuta sul Parlamento. Si leggono titoli "La Lega travolta dallo scandalo" "Soldi per la famiglia Bossi". La  tentazione di fare di tutta l'erba un fascio è forte. Ma basta leggere l'intervento dell'On. Pippo Gianni in Commissione Cultura della Camera per sperare che -parafrasando il giudice di Berlino- a Roma ci sia del buono.
Man mano procede l'analisi dei documenti, sta emergendo l'enorme costo -a carico direttamente o indirettamente della Siae- per la gestione degli immobili e della copertura assicurativa. Si tratta di molti milioni di euro. Nel Bilancio Preventivo 2012 depositato in Parlamento a marzo 2012 non vi è traccia dell'operazione effettuata. Addirittura non sono riportati gli oneri derivanti dagli onerosissimi canoni che la Siae dovrà pagare ai Fondi. I Fondi sono gestiti da Sorgente Group SpA che tratterrà una quota enorme di gestione e, pertanto, la Siae si farà carico di un costo che prima non sopportava. 
Un conto chiaro del dare e dell'avere di quanto comporterà per la Siae "andare in affitto" nella sua sede storica di Viale della Letteratura e negli altri immobili strumentali, che sarà costretta a locare a sè stessa con l'intermediazione "onerosa" di un Fondo, non è stato ancora fatto. 
Di certo Sorgente Group non è un ente di beneficenza e deve guadagnarci. Pertanto al netto del margine di questa società e degli altri oneri fiscali e simili la domanda più ovvia che si fanno quelli abituati ai conto della serva rimane: Perchè non ci si è limitati ad operare sugli immobili del Fondo Pensioni che era in crisi? Che c'entrano gli immobili della Siae?.
i primi numeri -relativi agli oneri di gestione che saranno pagati cominciano ad emergere- e mostrano che l'apporto degli immobili della Siae in un Fondo Immobiliare è una operazione imponente e senza precedenti che ha richiesto il coinvolgimento di società di lucro private per importi che faranno ricavare a queste società molti milioni.

Il 22 febbraio 2012 l'On. Pippo Gianni -che mostra di aver approfondito bene e di partecipare attivamente ai lavori della Commissione- poneva delle questioni che ad oggi non hanno ottenuto risposte. Si riporta di seguito l'illuminante suo intervento nella seduta.
 "Sull'operazione di conferimento degli immobili della SIAE e del Fondo pensione, con i Fondi Norma e Aida  e sulla natura di tale operazione, i sub-commissari e il direttore generale hanno parlato di una notevole plusvalenza. Non sono chiari la natura di questa plusvalenza e l'impatto netto sul bilancio della SIAE. Sicuramente tutte le problematiche relative agli oneri accessori saranno state valutate dal management della SIAE. In passato troppe operazioni sono state rese vane dalla scoperta di oneri che non erano stati evidenziati o previsti. Sarebbe utile se, per comprendere l'operazione in esame, se ne portasse una dettagliata analisi all'attenzione della Commissione"... "Sorgono, poi, dubbi molto seri sulla reale efficacia dell'operazione proposta, poichè è evidente che non si crea valore nel senso sostanziale del termine. Sembra che si tratti solo di plusvalenze contabili, che, però, determinano costi reali"‚.."Fin da ora, però, emergono costi enormi legati all'operazione, quali l'affitto di 11 milioni di euro all'anno che la SIAE dovrà pagare al Fondo Norma, l'imposta di registro per 4,8 milioni di euro, l'agenzia di vendita (" a chi?'")per 400.000 euro, il property manager per 400.000 euro all'anno e il management fee per 1,3 milioni l'anno. La domanda è: chi riscuoterà? Che cosa farà in cambio? Si tratta di soldi che andranno alla stessa società Sorgente che ha approvato il business plan? Per non parlare di altre voci di costo, come, per esempio, consulenti, esperti indipendenti, Comitati e via elencando, fino all'incredibile cifra di interessi passivi per i quali si arriva a oltre 40 milioni di interessi da pagare in dieci anni"..."Analoghe questioni si pongono, ovviamente, per il Fondo Aida. In sostanza, non si produce nulla che generi reddito vero, solo un'operazione mediata da fondi immobiliari per generare plusvalenze contabili. Si producono, invece, costi veri per diverse decine di milioni di euro. Molti di essi, quali quelli per il property management e il management fee, di cui, peraltro, non è chiara la natura, andranno a terzi scelti senza evidenza pubblica. Analogamente, sembrerebbe - uso il condizionale, perchè i dati si intravedono nel citato documento - che ci siano costi per l'agenzia di vendita non solo per il Fondo Aida, i cui immobili provengono dal Fondo Pensioni e, come si è affermato, prima o poi sarebbero stati venduti, ma anche e incredibilmente per gli immobili della SIAE apportati nel Fondo Norma."
Le gare con evidenza pubblica svolgono compiti riconosciuti universalmente.  Mettono in competizione i soggetti che intendono partecipare e li costringono a praticare il prezzo più basso.  La gara può anche prevedere una modalità per confrontare la qualità delle prestazioni offerte. Ciascun fornitore è stimolato a fare del suo meglio per aggiudicarsi la gara. Il sistema delle buste chiuse costringe poi i partecipanti -che non conoscono le offerte dei competitors- a proporre il prezzo migliore e la prestazione più ricca. L'ovvia conseguenza è che ad avvantaggiarsi è l'ente appaltante. Naturalmente sono innumerevoli i casi di malaffare che danno tanto lavoro alla magistratura, ma ad oggi non è stato trovato un modo migliore per garantire agli appalti trasparenza, concorrenza, efficacia ed efficienza. Immaginiamo cosa succederebbe se tutti i Comuni, le Province, le Regioni, le ASL, ecc. affidassero appalti milionari con modalità "privatistiche" simili a quelle adottate dalla Siae in questa faccenda.  Senza buste chiuse i funzionari infedeli appartenenti all'ente appaltante -che conoscono l'offerta di un fornitore- possono ovviamente suggerire ad un altro come "migliorare" la propria. Ancora più grave sarebbe la "distorsione" del mercato ove ciò che è richiesto non sia predeterminato con precisione, ma cucito successivamente su misura del fornitore che si vuole che vinca. Ad oggi il valore di soglia stabilito dal Regolamento (CE) 1251/2011 è fissato in un massimo di 130 mila euro, oltre il quale sono obbligatorie per le amministrazioni pubbliche le procedure europee di appalto per la fornitura dei servizi più frequenti. Di gran lunga inferiori ai valori milionari delle Operazioni Fondo Aida e Norma che la Siae ha varato in poco tempo a ridosso di Natale e Capodanno. 
Il direttore Blandini e i Commissari non perdono occasione per ripetere che la Siae non era tenuta a fare gare europee. Ecco cosa sottolineva il sub-commissario Stella Richter in Commissione Cultura il 15 febbraio 2012: "La SIAE non è un organismo di diritto pubblico; non è quindi ad essa applicabile il decreto legislativo n. 163 del 2006, che, come sapete, reca il Codice dei contratti pubblici. La SIAE, perciò, non è soggetta all'obbligo di fare ricorso, nella scelta dei contraenti, a procedure di evidenza pubblica, cioè alle famose gare europee." 
Qui non si vuole in alcun modo sollevare dubbi sulla liceità dell'operazione, nè tantomeno sospetti di altra natura. La questione è estremamente semplice: le gare europee non servono solo a limitare i fenomeni di malaffare (che non si vogliono neanche adombrare), ma soprattutto a massimizzare la possibilità che il fornitore presti la propria opera al prezzo minore e qualitativamente migliore.
Non si desidera, pertanto, che il direttore e i commissari continuino a ripetere la Siae non è tenuta a rispettare gli obblighi di gare europee che hanno le pubbliche amministrazioni.
Ci si aspetta, però, che spieghino perchè hanno deciso di "non" fare la gara. Blandini, Scordino e Stella Richter sanno bene che la procedura seguita non è la più trasparente esistente tra le opzioni a disposizione. E se lo hanno fatto, caricandosi di questo peso, avranno avuto le delle buone ragioni. Quali? La Siae ci ha guadagnato? L'On. Pippo Gianni poneva tali questioni il 22 febbraio scorso. La Siae non ha ancora risposto. Serve la Commissione d'inchiesta con i poteri della magistratura perchè venga con semplicità e chiarezza spiegato perchè non è stata fatta una gara europea con buste chiuse ecc.?
Category: Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati | Added by: ossiae (03-Apr-2012) | Date: 3 aprile 2012 pomeriggio
Views: 362 | Tags: Stella Richter, Blandini, Regolamento (CE) 1251/2011, Siae, Commissione Cultura della Camera, Pippo Gianni, Fondo Norma Fondo Pensioni, Fondo Aida

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  • SIAE
  • Verbali audizioni 15/2/2012
  • Verbali audizioni 22/2/2012
  • Verbali audizioni 29/2/2012
  • Trascrizione audizioni 06/3/2012
  • Verbale audizione 15/3/2012
  • Link Rassegna Stampa

  • Lo scandalo Siae | Guido Scorza | Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2012
  • SIAE QUEL CHE SIA, LA POLTRONA È MIA di Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"
  • Scandalo Siae. Atto II. Le reazioni | Guido Scorza | Il Fatto Quotidiano del 29 febbraio 2012
  • La Siae di Nottingham | Filippo Gatti | Il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2012
  • SIAE allo sbaraglio. Chi la salverà? | Il Journal del 30 marzo 2012
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