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Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati [63]
All'inizio del 2012, dopo le discusse decisioni della SIAE sul proprio patrimonio immobiliare e sul Fondo Pensioni, la Commissione Cultura della Camera ha varato una indagine conoscitiva ascoltando protagonisti e testimoni delle vicende.

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Lettera aperta al Pres. Monti, al Min. Ornaghi, al Min. Grilli, al Sott. Peluffo e all'On. Ghizzoni sulla proposta di nuovo Statuto SiAE
La proposta elaborata dai Commissari della Siae conferirebbe pieno controllo dell'Ente a chi IN QUESTO MOMENTO incassa di pi√π' in termini di diritti d'autore. In parole semplici si vuole far passare un principio di voto "pesato": su circa 100 mila iscritti alla Siae, se dovesse essere approvato dal Governo questo Statuto, sarebbero poche decine di autori ed editori a disporre a loro piacimento della Siae.
Si tratterebbe di una privatizzazione che ricorderebbe quanto accaduto in Russia negli anni della transizione da Gorbaciov a Eltsin a Putin, anni in cui gran parte delle ricchezze finirono in mano a pochi oligarchi.
Vediamo perche'.
L'argomento principe utilizzato dai ricchi autori ed editori per sostenere che lo Stato debba completamente ritirarsi e' che la Siae "amministra risorse interamente private". Ora questo e' formalmente vero, ma va ricordato che la Siae non sarebbe tale se non avesse avuta attribuita per legge l'esclusiva della raccolta del diritto d'autore. Non solo. ma come molti sanno, ad esempio la Siae incassa ogni anno senza alcuna fatica vari milioni di euro della cosiddetta "copia privata" (ogni volta che una persona acquista un CD vergine, un iPod, ecc. una parte va alla Siae): appare evidente che un trattamento di favore cosi' importante da parte dello Stato non potrebbe essere concesso senza un controllo su come vengono poi distribuite le risorse che solo grazie alla Legge vengono affidate in esclusiva alla Siae.
Ma a dover far riflettere il Governo Monti -strano che nessuno l'abbia evidenziato come merita- c'e' un altro ragionamento. Supponiamo, infatti, che passi questo Statuto. Nessuno potr√†' impedire ai pochi ricchi editori ed autori, che a quel punto avranno la maggioranza dei diritti di voto, di vendere il patrimonio della Siae e -perche' no?- distribuirne il ricavato agli associati secondo lo stesso principio, cio√®' in funzione del reddito che generano. 
Il fatto e' che pero' l'ingente patrimonio immobiliare della Siae non appartiene agli autori ed editori che IN QUESTO MOMENTO incassano di più', ma a tutti quelli che nel corso della sua lunga vita hanno contribuito alla sua esistenza. In altre parole, sono proprietari della Siae tutti quelli che da Verdi, De Amicis, Verga, ecc.ecc. fino ai giorni nostri hanno fatto si' che oggi la Siae sia quella che e'. A dire il vero, anzi, e' probabile, che gli autori ed editori degli ultimi 25 anni, cioè' quelli che oggi la governano e che -secondo questo ragionamento astratto- potrebbero attribuirsi il patrimonio, sono quelli che meno hanno contribuito ad acquistare la sede di Via Valadier, di Viale della Letteratura, e delle varie importanti sedi in giro per l'Italia.
Non ci si avventura nei dettagli -sarebbe troppo doloroso- di supposizioni che si possono fare se tale processo di privatizzazione si dovesse portare alle estreme conseguenze. Solo qualche accenno. Perche' -ad esempio- si dovrebbero mantenere tanti dipendenti? Gli autori e gli autori forti potrebbero far ricorso ad un semplice commercialista per la ripartizione della torta della copia privata e per il resto potrebbero fare gare di appalto con sistemi a provvigione generalizzando quanto adesso avviene con i mandatari. Anzi si potrebbe far scatenare una competizione tra mille-diecimila-centomila mandatari: perché' limitarne il numero? E' la concorrenza, bellezza. Quanto ai dipendenti della Direzione Generale potrebbero essere conferiti ad una società' collegata (completamente priva di patrimonio) alla quale affidare il lavoro che adesso svolgono gli uffici centrali. Poi, magari dopo un po' di tempo fare una gara con qualche altra società' a chi offre di più' e fa pagare di meno e se la società' che ha in pancia gli attuali 1000 e passa dipendenti della Siae non e' competitiva … pazienza: si chiude.
In un Paese normale sarebbe ovvio che il patrimonio e le regole di esclusiva a favore della Siae possono rimanere in capo alla Siae solo se e' lo Stato che come minimo ne controlla il rispetto delle sue finalità'. Altrimenti, se si vuole privatizzare e mettere in concorrenza secondo principi internazionali che occorre ancora capire bene occorrerà' che lo Stato metta in vendita al migliore offerente il patrimonio della Siae, faccia una gara pubblica per la gestione della copia privata e metta vari enti in condizione paritaria di raccogliere il diritto di autore.
Questa bozza di nuovo Statuto regalerebbe, invero, all'ottimo autore in testa alle hit parade degli ultimi anni -che adesso avrebbe un diritto di voto pesante- un pezzo della palazzina di Via Valadier comprata nel 1882 con la creativita' di autori di oltre un secolo fa: questo non e' giusto. In questo senso si tratterebbe, appunto, di una operazione che ricorda gli arricchimenti degli oligarchi russi.
Category: Indagine conoscitiva Commissione Cultura della Camera dei Deputati | Added by: ossiae (25-Sep-2012) | Date: 25 settembre 2012
Views: 425 | Tags: verdi, Ornaghi, Siae, Monti, Statuto Siae, Grilli, Ghizzoni., Verga Via Valadier

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  • SIAE QUEL CHE SIA, LA POLTRONA È MIA di Malcom Pagani per il "Fatto quotidiano"
  • Scandalo Siae. Atto II. Le reazioni | Guido Scorza | Il Fatto Quotidiano del 29 febbraio 2012
  • La Siae di Nottingham | Filippo Gatti | Il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2012
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